Diagnostica cardiologica, gli esami più all’avanguardia

Ultimo aggiornamento: 27/03/2024
diagnostica cardiologica

Indice:

Che cos’è la diagnostica cardiologica

La diagnostica cardiologica è indispensabile per prevenire e riconoscere in tempo disturbi a carico del cuore. Persone anziane, con sintomi riconducibili a patologie o predisposte per familiarità dovrebbero sottoporsi ad alcuni accertamenti di ultima generazione dietro prescrizione medica, in modo da fornire un quadro clinico chiaro allo specialista di riferimento e definire una cura.

Ecocardiodoppler, un esame per tante indicazioni

L’uso delle tecnologie in cardiologia è noto da molto tempo: tra le procedure diagnostiche di routine rientra l’esame ecocard doppler (o ecocardio), in quanto ha diverse indicazioni. Può essere prescritto dopo un intervento al cuore o in seguito ad angina, aritmie e infarto, ma anche in presenza di fattori di rischio quali ipercolesterolemia, diabete, fumo e ipertensione o sintomi come dolore al torace, affanno e irregolarità del battito.

Si tratta di un accertamento non invasivo della durata di 15-20 minuti, finalizzato a una rilevazione precisa della frequenza del flusso ematico tramite gli ultrasuoni. Il paziente è sdraiato a pancia in su e collegato a un monitor tramite sonde, mentre l’operatore osserva le immagini del miocardio su schermo. Alla visualizzazione in bianco e nero si affianca l’individuazione di zone rosse (sangue in avvicinamento ai tubi) e blu (in allontanamento).

Oltre a definire l’efficienza della funzionalità cardiaca, l’ecocardiodoppler è utile per acquisire informazioni su dimensioni, stato delle valvole, capacità contrattile e di continenza del miocardio. Data l’assenza di emissioni di raggi X, donne in gravidanza e bambini possono sottoporsi all’esame, mentre eventuali indicazioni su ore di digiuno e cibi da evitare (di solito alcolici, latte e derivati) spettano al medico prescrittore.

Gli accertamenti diagnostici per il cuore da fare in movimento

A volte gli esami a riposo non bastano per identificare condizioni parossistiche (a insorgenza sporadica) o di origine misconosciuta. In caso di aritmia o sospetta fibrillazione atriale uno strumento molto utile è l’holter cardiaco, un particolare tipo di elettrocardiogramma che prevede un controllo continuo da 24 a 48 ore.

Il metodo misura i battiti in situazioni di riposo e sotto sforzo, grazie al collegamento con un registratore. Durante il monitoraggio si dovrà prendere nota delle attività svolte e della somministrazione di farmaci, con indicazione degli orari. Per non falsare i risultati è opportuno dedicarsi ai propri impegni come di consueto.

In seguito a ischemia coronarica o a sintomi riconducibili a questo quadro clinico (ad esempio dolore toracico e fatica a respirare, specialmente in movimento) è più indicato il test da sforzo. Se ne fa largo impiego anche nella medicina sportiva, soprattutto nei soggetti ipertesi.

L’accertamento dura una ventina di minuti: il paziente camminerà su un piano inclinato o pedalerà su una cyclette, aumentando progressivamente la velocità. Per un esito attendibile è raccomandato un digiuno minimo di 3-4 ore, insieme all’astinenza da caffè e tè nelle ultime 24 ore.

Esami cardiologici con liquido di contrasto

Alcune metodiche di diagnosi richiedono l’uso di mezzi di contrasto, poiché migliorano la visualizzazione delle immagini rilevate al computer. Tra gli accertamenti di questo tipo figura la cardio TC, utilizzata per identificare lo stato di salute delle arterie coronarie soprattutto in soggetti a rischio d’infarto.

Lo specialista può prescrivere l’esame a scopo preventivo, in caso di dolore aspecifico al petto o in seguito a esiti dubbi per screening di primo livello (ECG, ecocardiogramma ed eco-doppler). Tuttavia potrebbe trovare altre raccomandazioni, ad esempio in presenza di ereditarietà del disturbo, ipertensione e colesterolo alto, anche in persone giovani o di mezza età.

Riguardo alla durata di solito basta un quarto d’ora, con un periodo di preparazione che può arrivare a un’ora circa e un digiuno minimo di 6 ore. Bisogna stare fermi e attenersi a quanto dice il radiologo, soprattutto nei momenti in cui invita il paziente a trattenere il respiro.

Negli ultimi anni, infine, sta trovando sempre più spazio la coronaro TC a livello ambulatoriale, che spesso riesce a evitare coronarografia e analisi più invasive. Può essere fatta senza iniettare il liquido di contrasto, ma solo quando la finalità sia il rilevamento di placche giunte ormai a calcificazione.

In caso contrario può servire a diagnosticare stenosi (restringimento) dei vasi, occlusioni, variazioni anomale del primo tratto dell’aorta, infiammazione delle arterie coronariche (vasculite) e formazione di placche aterosclerotiche in loco, quindi di tutte le situazioni che provocano un’alterazione del flusso ematico.

L’accertamento dura mezz’ora, di cui almeno una ventina occorrono per preparare il soggetto e portare temporaneamente la sua frequenza cardiaca a valori bassi. Il paziente starà sdraiato su un lettino e seguirà le istruzioni del radiologo, riguardanti soprattutto la respirazione.

Rispetto ad altri metodi diagnostici, il grande vantaggio di quest’ultimo è il livello di accuratezza raggiungibile: le strumentazioni hanno una sensibilità tale da identificare anomalie di dimensioni esigue. Ciò permette di fare valutazioni precoci, elaborare una terapia farmacologica mirata con dosaggi minimi ed evitare un intervento quando è possibile.

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