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L’assistenza agli anziani: prevenzione, salute e malattie

da | Giu 11, 2019 | Blog | 0 commenti

La demografia – L’Italia presenta un alto numero di anziani. Su 60 milioni di abitanti si contano 12 milioni di persone con più di 65 anni. La vita media ha raggiunto 83 anni per le donne e 77 anni per gli uomini . Negli ultimi 25 anni sono aumentati non solo gli ultra sessantacinquenni (50%), ma anche gli ultraottantenni (150%). Le Marche annoverano un ulteriore balzo in avanti: gli anziani sono il 22,4%, mentre la speranza di vita alla nascita è passata a 85,2 per le donne e 79,8 per gli uomini. Si stima che nel 2030 gli anziani in Italia saranno il 32,6% della popolazione.

Attualmente i bambini sotto i 5 anni sono il 4,2% e il tasso fecondità è 1,39 per donna. Nei prossimi 30-40 anni la popolazione italiana diminuirà di 6 milioni sotto i 60 anni e aumenterà di 9 milioni sopra 60 anni. Si comprende che queste inversioni demografiche porteranno grandi sconvolgimenti nel mondo del lavoro, nella organizzazione di tanti problemi e aspetti della vita quotidiana e nel welfare. L’aumento numerico degli anziani e la longevità dimostrano comunque che nel nostro paese le condizioni socio- sanitarie sono buone e che la famiglia, nonostante le difficoltà crescenti, partecipa attivamente all’assistenza dei propri familiari. Gli anziani naturalmente non sono tutti uguali perché esistono persone con un discreto stato di salute (anziani di successo), ma esiste un numero considerevole di persone “fragili”, disabili, affette da co-morbilità e, non di rado, povere (6,6%) e sole. E’ evidente quindi una notevole sproporzione tra le persone da assistere e le forze giovani diminuite per il calo delle nascite e attratte da un mondo del lavoro dinamico e spesso distante da casa, diverso da quello della società contadina. Per superare queste discrepanze sempre più crescenti affiorate negli ultimi 50-60 anni bisogna riconsiderare tutta l’assistenza ospedaliera e territoriale aggiornando le strutture e creandone delle nuove adeguate ad accogliere anziani gravemente malati (come quelli con demenza, insufficienza cardiaca, respiratoria e renale, affetti da neoplasie, trachestomizzati, Parkinsoniani, diabetici, e non solo, perchè quasi sempre le malattie coesistono). Seguire questa fascia di popolazione da un punto di vista sanitario e del “nursing” non è cosa facile, anzi spesso è più impegnativo del curare l’acuzie. Per queste persone anziane sono necessari ”non solo la cura, ma le cure e il prendersi cura”.Negli ultimi anni inoltre si sono chiariti alcuni concetti fondamentali nel modo di procedere nei percorsi assistenziali.

Lo stile di vita e la prevenzione – Innanzitutto bisogna educare e coinvolgere la popolazione anziana ad esercitare la prevenzione per mantenere un discreto stato di salute, di forma fisica, di autosufficienza. Va auspicata la “longevità attiva” esercitando la mente e stimolando l’attività fisica. Non servono programmi difficili, non servono ricette costose. Basta continuare a mantenere gli interessi più svariati possibili, le amicizie, partecipare alla vita sociale; basta approfittare di fare una passeggiata di 30 minuti al giorno o praticare qualsiasi movimento legato alla faccende domestiche, al giardinaggio, ad attività sportive moderate. Anche l’alimentazione è molto importante. Essa non deve essere monotona ma varia ed equilibrata, preferendo cibi poveri di grassi animali, frutta, verdura, latte, yogurt, formaggi , olio di oliva, carboidrati (come pasta e riso). Insomma la nostra “dieta mediterranea” con tutte le dovute eccezioni sarebbe ottima. Meglio comunque mangiare di meno! La prevenzione per quanto riguarda la vista, l’udito e tutti gli altri apparati va attuata con cadenza scrupolosa, così come la vaccinazione antinfluenzale e la prevenzione per scongiurare le malattie tumorali. A 65 anni, se non siamo tanto malconci, potremmo approfittare della opportunità di altri 20 anni “ liberi” dal lavoro imposto , potremmo godere di una”seconda giovinezza” , fatta anche di lavoro, di interessi e di svaghi, tutti questi però” personalizzati” e potremmo raggiungere un equilibrio interiore e una dedizione per gli altri che prima ci era sfuggita. Tutto questo è crescita e non regressione e va preparato già molto prima di uscire dal mondo del lavoro attivo. Prendiamo atto per esempio che in Italia i nonni impegnati a fare i baby-sitter per i nipoti fanno risparmiare alle famiglie 40 miliardi di euro l’anno e che la famiglia italiana alcune volte sta prendendosi carico della disoccupazione giovanile così elevata.

L’assistenza – Il rapporto medico curante-paziente è molto importante, in quanto non solo il medico è a conoscenza della storia clinica del paziente e della sua personalità, ma anche della famiglia e del tessuto sociale dove l’anziano vive. Si è attivata negli ultimi anni una metodologia geriatrica per capire a fondo quello che conta nella salute degli anziani: è la” Valutazione Multidimensionale (VMD)”. Essa consente di saggiare la salute fisica e l’autonomia del soggetto anziano, ma anche l’ambiente dove vive, le condizioni socio-economiche, le condizioni sociali. Bisogna per questo eseguire test semplici e ripetibili, utilizzati in tutto il mondo occidentale per capire quali funzioni l’anziano abbia perso o conservato. Certamente rimane sempre prioritaria la diagnosi delle varie malattie e per questo oggi siamo molto aiutati dalle tecnologie, dalla ricerca e dagli specialisti. Però ormai noi geriatri e medici di famiglia lo sappiamo bene: questo non basta. Occorre conoscere bene la co-morbilità, i numerosi farmaci che gli anziani assumono, il livello di autosufficienza, la famiglia. La Valutazione Multidimensionale scoperta ormai da ricercatori gerontologi nordamericani quali Rubenstein e Coll. nel 1988 ha dato, e sta dando, grandi risultati perché l’anziano viene valutato globalmente con una concezione olistica. La VMD si adatta particolarmente alle persone fragili. La fragilità va intesa come una maggiore vulnerabilità ad eventi stressanti, è un indice di ridotta riserva funzionale. E’ indicata anche per scegliere semplici percorsi assistenziali e terapie adeguate. Questi soggetti sono quelli che più affluiscono nei pronti soccorsi o che fanno ricoveri ripetuti. Per loro va scelta spesso una ”assistenza continuativa” dopo il ricovero ospedaliero, che considera tutta la rete dei servizi e delle offerte che vanno dall’Assistenza Domiciliare Integrata, alle RSA, alle Case di Riposo e Case protette, alle Lungodegenze post-acuzie, alla Riabilitazione, ai Centri diurni. Applicando tale metodica i soggetti fragili migliorano la loro salute, assumendo meno farmaci e facendo meno ricoveri, mantenendo una qualità di vita accettabile. Promuovere queste metodiche, impegnarsi a fondo per creare una rete di servizi efficiente non è solo vantaggioso per gli anziani, ma significa promuovere una buona sanità a costi accettabili e sostenere la famiglia che altrimenti delega o si frantuma o si ammala. Se non lo facciamo nel più breve tempo possibile e bene, potremmo ritrovarci con più malati, più spesa complessiva e meno qualità assistenziale. Le “badanti” sono una risorsa temporanea ma non sono la soluzione, sia per i costi che gravano sulle famiglie che per altri problemi a loro connesse. Occorre istituire un fondo comune per la non autosufficienza, occorre studiare bene la situazione dell’anziano e della famiglia ed intervenire in modi differenziati, a seconda dei bisogni e delle possibilità di ciascun nucleo. C’è bisogno di nuove strutture o di riconvertire quelle che non servono più; occorre personale medico, infermieristico e socio-sanitario preparato a questi problemi, così come assistenti sociali e altre figure professionali. E’ un dovere a cui dobbiamo assolvere per migliorare la salute di tutti ed è anche una opportunità per creare occupazione e posti di lavoro. Gli anziani sono la nostra storia, le nostre radici; difenderli, proteggerli, farsene carico con una organizzazione moderna e intelligente non significa affatto perdere o spendere, ma altresì risparmiare e arricchirsi di nuovi valori e di nuove conoscenze. Le risorse vanno ricercate evitando sprechi e doppioni e cambiando atteggiamenti culturali e organizzativi ormai non aderenti alla realtà.

 

articolo a cura del dr. Giorgio Mancini, geriatra

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