Dolore al tallone dopo settimane in ciabatte: potrebbe essere fascite plantare?

Ultimo aggiornamento: 11/08/2026

In estate è facile trascorrere intere giornate indossando ciabatte, infradito o sandali completamente piatti. Sono calzature fresche e pratiche, ma spesso non offrono un sostegno adeguato all’arco plantare e non ammortizzano correttamente l’impatto del piede sul terreno. Dopo alcune settimane può quindi comparire un dolore sotto il tallone, particolarmente intenso al mattino: potrebbe trattarsi di fascite plantare.

Come riconoscere la fascite plantare

La fascia plantare è una robusta struttura fibrosa che collega il calcagno alla base delle dita e contribuisce a sostenere l’arco del piede. Quando viene sottoposta a sollecitazioni ripetute può irritarsi e sviluppare piccoli danni, causando dolore nella parte inferiore del tallone.

Il segnale più caratteristico è il dolore avvertito durante i primi passi dopo essersi alzati dal letto o dopo essere rimasti seduti a lungo. Camminando, il fastidio può inizialmente diminuire, per poi ricomparire alla fine della giornata oppure dopo una lunga passeggiata. La zona può risultare dolente anche premendo sotto il tallone, soprattutto verso la parte interna.

La fascite plantare tende a svilupparsi gradualmente. È più frequente nelle persone che trascorrono molte ore in piedi, hanno aumentato improvvisamente l’attività fisica, presentano piede piatto o cavo, rigidità del polpaccio oppure sovrappeso.

Le ciabatte possono davvero favorirla?

Non è la ciabatta in sé a provocare necessariamente il problema. Il rischio aumenta quando si utilizzano a lungo modelli molto sottili, completamente piatti e privi di sostegno. Il piede deve compiere un maggiore lavoro per mantenere stabile la calzatura, mentre tallone e fascia plantare ricevono una minore protezione dagli urti.

In presenza di dolore è consigliabile alternare le ciabatte con scarpe comode, dotate di una suola ammortizzata e di un buon supporto dell’arco plantare. Anche camminare scalzi su pavimenti duri può peggiorare i sintomi.

Cosa fare e quando rivolgersi allo specialista

Nelle fasi iniziali può essere utile ridurre temporaneamente le attività che aumentano il dolore, applicare ghiaccio avvolto in un panno per brevi periodi e indossare calzature adeguate. Specifici esercizi di allungamento della fascia plantare, del polpaccio e del tendine d’Achille possono aiutare, ma dovrebbero essere indicati da un professionista.

Non tutto il dolore al tallone è fascite plantare. Il disturbo può dipendere anche da tendinopatie, infiammazioni, problemi articolari o fratture da stress. È quindi opportuno richiedere una valutazione medica o fisioterapica se il dolore persiste, peggiora, limita la camminata oppure è accompagnato da gonfiore, arrossamento o formicolii. In caso di dolore improvviso dopo un trauma o impossibilità ad appoggiare il piede, il controllo deve essere tempestivo.

Articolo a cura di:

Daniela Zepponi

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