
- Come funziona la tomosintesi
- Perché la sovrapposizione può creare difficoltà
- È particolarmente utile nel seno denso?
- Sostituisce ecografia e risonanza magnetica?
- E per quanto riguarda le radiazioni?
Si chiama mammografia 3D, ma il suo nome tecnico è tomosintesi mammaria digitale, o DBT. Negli ultimi anni è entrata sempre più spesso nei percorsi di diagnostica e di screening del seno, ma che differenza c’è rispetto alla mammografia tradizionale? E soprattutto: è sempre un esame migliore?
La risposta richiede qualche spiegazione. La tomosintesi non è semplicemente una mammografia “più moderna”: cambia il modo in cui il radiologo può osservare il tessuto mammario.
Come funziona la tomosintesi
Durante una mammografia digitale tradizionale si ottengono immagini bidimensionali del seno compresso. Con la tomosintesi, invece, il tubo radiogeno acquisisce diverse immagini a bassa dose da differenti angolazioni.
Un software le ricostruisce poi in una serie di sottili immagini del tessuto mammario, che il radiologo può analizzare progressivamente. Per questo viene comunemente definita “mammografia 3D”, anche se dal punto di vista tecnico non si tratta di una vera immagine tridimensionale come quella ottenuta con una TAC.
Il vantaggio è soprattutto uno: ridurre l’effetto della sovrapposizione dei tessuti.
Perché la sovrapposizione può creare difficoltà
In una mammografia bidimensionale strutture normali poste a profondità differenti possono sovrapporsi nell’immagine. Talvolta questo può simulare un’anomalia oppure, al contrario, rendere meno evidente una lesione.
Con la tomosintesi il radiologo può osservare il seno in immagini successive, separando meglio strutture che nella mammografia tradizionale apparirebbero sovrapposte. Questo può rendere più riconoscibili alcune masse, asimmetrie e distorsioni del tessuto.
Può inoltre diminuire il numero di richiami dovuti a immagini dubbie che, a un approfondimento, risultano poi normali.
È particolarmente utile nel seno denso?
È uno degli ambiti nei quali la tomosintesi può offrire vantaggi importanti.
Nel seno cosiddetto denso è presente una maggiore quantità di tessuto fibroglandolare. Alla mammografia questo tessuto può rendere più difficile distinguere alcune lesioni. Studi condotti su ampie popolazioni hanno mostrato una maggiore capacità della tomosintesi di individuare tumori invasivi rispetto alla mammografia digitale nelle donne con seno denso.
Le linee guida italiane pubblicate nel 2026 prevedono la possibilità di utilizzare sia mammografia digitale sia tomosintesi nei programmi organizzati di screening, indicando una priorità per la tomosintesi nelle donne con elevata densità mammaria già nota.
Questo non significa però che tutte le donne con seno denso debbano automaticamente sottoporsi a ogni esame disponibile.
Sostituisce ecografia e risonanza magnetica?
No. Sono esami che utilizzano tecnologie differenti e rispondono a domande differenti.
Ecografia, mammografia, tomosintesi e risonanza magnetica possono essere utilizzate singolarmente o in associazione sulla base dell’età, della densità mammaria, dei sintomi, della familiarità e del livello individuale di rischio. Anche nelle donne con seno denso, eventuali approfondimenti devono essere scelti insieme al medico o allo specialista.
E per quanto riguarda le radiazioni?
Anche la tomosintesi utilizza raggi X. La dose dipende dal macchinario e dal protocollo utilizzato. Le tecnologie più recenti possono ricostruire dalla tomosintesi anche un’immagine mammografica bidimensionale “sintetica”, evitando in molti casi di dover effettuare separatamente sia l’acquisizione 3D sia quella 2D.
La scelta dell’esame, quindi, non dovrebbe partire dalla domanda “qual è la tecnologia più avanzata?”, ma da una domanda molto più utile: qual è l’esame più adatto a questa donna, in questo momento?
La tomosintesi offre al radiologo un modo diverso e spesso più dettagliato di esplorare il tessuto mammario. Ma, come ogni strumento diagnostico, dà il meglio di sé quando viene inserita nel percorso di prevenzione e diagnosi più appropriato per la singola persona.







