Abitabilità: dove vivremo tra vent’anni? Il clima cambia anche il modo in cui scegliamo dove abitare

Ultimo aggiornamento: 30/09/2026
abitabilità

Per molto tempo scegliere dove vivere ha significato soprattutto confrontare lavoro, costo delle abitazioni, servizi, collegamenti e qualità della vita. Il clima rimaneva sullo sfondo, quasi una caratteristica permanente del territorio: si sceglieva una città anche per il suo clima, ma difficilmente si pensava al clima come a qualcosa destinato a cambiare rapidamente. La domanda, però, potrebbe essere destinata a cambiare: dove sarà più facile vivere tra vent’anni? Le ondate di calore sempre più intense, la scarsità d’acqua, gli incendi, le alluvioni e l’innalzamento del livello del mare stanno modificando il significato stesso di abitabilità.

Un tema emerso con particolare evidenza anche in Francia durante l’estate 2026, quando il susseguirsi di episodi di caldo estremo ha alimentato una discussione sul futuro dei territori e sulla possibilità che alcune aree diventino progressivamente più difficili da abitare. È la domanda affrontata anche da Le Monde: non soltanto dove trasferirsi per trovare temperature più favorevoli, ma quali condizioni rendano realmente abitabile un luogo.

Il clima entra nelle scelte quotidiane

Pensare al cambiamento climatico significa spesso immaginare fenomeni lontani: ghiacciai che che si staccano o arretrano, oceani che si riscaldano, eventi estremi dall’altra parte del mondo. Ma una parte importante della crisi climatica si manifesta proprio nel luogo in cui viviamo. La stessa temperatura, infatti, non produce necessariamente lo stesso rischio in due città diverse. Il Ministero della Salute ricorda che il rischio associato alle ondate di calore dipende dalle condizioni climatiche specifiche di ciascuna città e da diversi fattori che influenzano l’esposizione della popolazione.

Per questo i sistemi italiani di allerta sono costruiti su scala urbana e non su un’unica temperatura considerata pericolosa ovunque. Una città con molti alberi, aree ombreggiate, edifici adeguatamente isolati, trasporto pubblico efficiente e servizi sanitari facilmente raggiungibili può offrire condizioni molto diverse rispetto a un quartiere densamente costruito, con poco verde, superfici asfaltate e abitazioni che accumulano calore. Quindi conta sempre di più anche come abbiamo costruito quel luogo.

Non esiste soltanto il problema della temperatura

Il caldo è probabilmente il segnale più immediato, infatti l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera l’esposizione al calore estremo un importante rischio ambientale e sanitario. Le temperature elevate possono aggravare diverse condizioni preesistenti, comprese malattie cardiovascolari, diabete, problemi respiratori e disturbi della salute mentale. Il rischio aumenta anche per le persone anziane e per chi vive in contesti urbani caratterizzati dall’effetto isola di calore. Il clima influenza l’abitabilità attraverso molti altri percorsi: una città può essere esposta alla scarsità d’acqua, a incendi boschivi, ad alluvioni o a periodi prolungati di siccità. Le conseguenze possono interessare le infrastrutture, l’agricoltura, la disponibilità di alcune risorse e la continuità dei servizi.

L’Agenzia europea dell’ambiente ha individuato 36 principali rischi climatici per l’Europa, distribuiti tra salute, ecosistemi, alimentazione, infrastrutture ed economia. Tra quelli che richiedono un’azione urgente figurano proprio la protezione delle persone dal caldo e la riduzione dei rischi legati a incendi e alluvioni. Per chi deve scegliere una casa o una città, questo significa che la domanda “quanto costa?” potrebbe essere affiancata sempre più spesso da altre: quanto è esposta alle ondate di calore? Come viene gestita l’acqua? Ci sono spazi verdi? Qual è la qualità dell’aria? Quanto è vulnerabile alle alluvioni? Gli edifici sono preparati per temperature molto elevate?

La salute comincia anche dalla casa e dalla sua abitabilità

L’abitazione può diventare una sorta di prima infrastruttura sanitaria. L’OMS considera la qualità della casa un importante determinante della salute. Isolamento termico, ventilazione, sistemi di raffrescamento e riscaldamento, materiali utilizzati e presenza di umidità possono influenzare l’esposizione al caldo e al freddo, all’inquinamento indoor, alla muffa e ad altri fattori ambientali.

Questo aspetto diventa particolarmente evidente durante le estati molto calde. Un appartamento che rimane surriscaldato anche durante la notte offre al corpo meno possibilità di recuperare dopo una giornata caratterizzata da temperature elevate. Al contrario, un edificio ben progettato, adeguatamente isolato e ventilato può ridurre l’esposizione agli estremi termici. La scelta di dove abitare, quindi, non riguarda soltanto l’indirizzo. Comprende anche il quartiere, l’edificio e le caratteristiche concrete dell’ambiente domestico.

Vivere in una città più verde può fare la differenza

Anche il modo in cui sono progettati gli spazi urbani entra in questa equazione. Alberi, parchi, aree ombreggiate e spazi pubblici accessibili possono contribuire a ridurre l’esposizione al calore e offrire luoghi per camminare e svolgere attività fisica. La progettazione urbana influenza inoltre la possibilità di raggiungere servizi, negozi, scuole e strutture sanitarie senza dipendere necessariamente dall’automobile. L’OMS sottolinea proprio il ruolo delle città progettate per favorire mobilità attiva, trasporto pubblico, accesso agli spazi verdi e condizioni abitative adeguate. Questi elementi possono produrre contemporaneamente benefici ambientali e sanitari. È un punto importante perché sposta la discussione dal semplice concetto di “città fresca” a quello di città capace di proteggere chi la abita.

Il rischio di creare territori dove possono vivere solo alcuni

C’è però un’altra questione da considerare inerente all’abitabilità. Se il cambiamento climatico rende alcune zone più difficili da abitare, trasferirsi non sarà una possibilità accessibile a tutti. Un territorio con temperature più miti potrebbe avere abitazioni molto costose. Una zona meno esposta alle alluvioni potrebbe essere difficile da raggiungere senza un’auto.

Un quartiere ricco di verde potrebbe diventare progressivamente più caro. E una persona anziana, malata o con poche risorse economiche non dispone necessariamente della stessa libertà di movimento di chi può cambiare città o acquistare una casa progettata per affrontare meglio il caldo.

È uno degli aspetti messi in evidenza nell’analisi di Le Monde: la vivibilità non dipende soltanto dalle caratteristiche fisiche di un territorio, ma anche dall’età, dalle condizioni di salute, dalle risorse economiche e dalla possibilità concreta delle persone di adattarsi o spostarsi. Anche in Europa, l’Agenzia europea dell’ambiente segnala che gli effetti del cambiamento climatico non sono distribuiti in modo uniforme. Anziani, bambini, persone con problemi di salute, persone con disabilità e gruppi a basso reddito possono essere maggiormente esposti ai rischi climatici.

La domanda non è soltanto “dove andare”

Per questo parlare del futuro dei luoghi in cui vivremo non dovrebbe trasformarsi in una classifica delle città dove trasferirsi. La vera questione riguarda la capacità dei territori di adattarsi. Una città oggi esposta al caldo può ridurre il rischio aumentando il verde urbano, migliorando gli edifici, creando sistemi di allerta e proteggendo le persone più vulnerabili. Un’area soggetta alle alluvioni può investire nella gestione dell’acqua e nella prevenzione. Un quartiere densamente costruito può essere ripensato per offrire più ombra e spazi pubblici.

Anche l’Italia si sta muovendo in questa direzione. Nel luglio 2026 il Ministero della Salute ha aggiornato le linee di indirizzo sulla prevenzione delle ondate di calore e dell’inquinamento atmosferico, includendo indicazioni sull’adattamento al caldo in ambito urbano e sulla protezione delle fasce più vulnerabili. La scelta del luogo in cui vivere potrebbe quindi diventare sempre più intrecciata con una seconda domanda: quanto quel luogo è capace di adattarsi?

Perché il clima del futuro non sarà soltanto una caratteristica della città in cui abitiamo. Sarà una componente concreta della nostra salute, della nostra casa, dei nostri spostamenti e della possibilità di continuare a vivere bene nei territori che abbiamo scelto. Forse è proprio questa la prospettiva con cui dovremo iniziare a guardare alle nostre città: non chiedendoci soltanto quanto siano piacevoli da vivere oggi, ma quanto saranno ancora abitabili domani, d’altronde la casa è sempre stata un po’ un investimento per il futuro, solo che ora non sarà tanto economico, ma quanto di sopravvivenza e benessere.

Articolo a cura di:

Riccardo Pallotta

ARTICOLI CORRELATI

Ultimi Articoli

Fisiomed come punto di riferimento

Fisiomed come punto di riferimento

I modelli sono di riferimento in ogni attività umana, cultura, attività lavorative ed economiche, politica, attività sociali. Sono schemi...

Iscriviti alla Newsletter!

Newsletter