
L’idea che il cambiamento climatico riguardi soltanto gli ecosistemi, la biodiversità o le calotte polari è ormai superata dai fatti. È vero: la crisi climatica sta trasformando il pianeta. Ma, allo stesso tempo, sta trasformando anche noi. La salute umana non è un elemento separato dal mondo che ci circonda: è un sistema intrecciato a doppio filo con acqua, aria, suolo, clima e biodiversità. Quando uno di questi elementi si altera, la nostra salute ne avverte immediatamente le conseguenze. Oggi, sempre più ricerche dimostrano che il cambiamento climatico non è solo un problema ambientale, ma una questione sanitaria urgente, che richiede risposte integrate e nuove forme di prevenzione.
Il clima che cambia e il corpo che risponde
Il riscaldamento globale ha già superato gli 1,2°C rispetto all’era preindustriale. Le ondate di calore diventano più frequenti, più lunghe e più intense: un fenomeno che colpisce soprattutto anziani, persone fragili e chi soffre di malattie cardiovascolari o respiratorie. Non è solo questione di caldo percepito. Il nostro organismo, esposto a temperature sempre più alte, fatica a mantenere l’equilibrio interno: aumentano i ricoveri per disidratazione, scompenso cardiaco, insufficienza renale e colpi di calore. E in Italia, che si trova nel cuore dell’hotspot climatico mediterraneo, questi rischi sono amplificati: la nostra area si sta riscaldando circa il 20% più velocemente rispetto alla media globale.
Ma il caldo non è l’unico fattore. La qualità dell’aria peggiora con l’aumento delle temperature: gli inquinanti restano più tempo in sospensione e l’ozono troposferico cresce. Secondo il progetto Airlcimact, presentato di recente all’Università Lum e parte del programma nazionale Age-It, inquinamento e clima influiscono direttamente sul rischio di malattie cronico-degenerative, con effetti particolarmente evidenti nelle popolazioni che invecchiano. La ricerca ha integrato dati clinici, ambientali e veterinari per stimare l’impatto combinato di PM2.5, biossido di azoto, ozono e temperature estreme su patologie cardiovascolari, metaboliche, tumorali e neurodegenerative. I risultati confermano che chi vive in aree più inquinate e più calde presenta un rischio maggiore di malattia e mortalità prematura.
Acqua, cibo e malattie infettive: tre fronti da non sottovalutare per clima e salute
Il cambiamento climatico incide sulla disponibilità e sulla qualità dell’acqua. Periodi di siccità più lunghi alternati a piogge improvvise e violente mettono sotto pressione le risorse idriche, favorendo contaminazioni e aumentando il rischio di malattie gastrointestinali. Allo stesso tempo, la produzione agricola soffre: meno acqua significa meno raccolti, e meno raccolti significano cibi più costosi e più difficili da reperire. La dieta mediterranea, con la sua ricchezza di frutta, verdura e cereali, rischia di diventare meno accessibile proprio quando la scienza continua a dimostrarne gli effetti protettivi sulla salute.
E poi c’è la questione delle infezioni. Temperature più alte e inverni più miti favoriscono la proliferazione di insetti vettori come zanzare e zecche, che possono trasmettere virus e parassiti. Malattie una volta rare o confinate ad altre latitudini, come dengue, chikungunya o West Nile, sono ormai presenti anche in Italia. È un fenomeno noto alla comunità scientifica e sempre più studiato nell’ottica One Health: l’idea che la salute umana, animale e ambientale sia un unico sistema.
Cosa ci dicono COP30 e la comunità scientifica
La recente COP30 di Belém, nel cuore dell’Amazzonia, ha inserito la salute tra i temi centrali del negoziato. È un primo passo, ma non basta. Organizzazioni come Amref Italia ricordano da anni che i Paesi più colpiti dalla crisi climatica sono spesso i meno responsabili delle emissioni. Sette dei dieci Stati più vulnerabili si trovano in Africa, nonostante il continente contribuisca a meno del 4% alle emissioni globali. Mettere la salute al centro significa ripensare le politiche climatiche in funzione delle persone, delle comunità e delle disuguaglianze che questa crisi sta amplificando.
Verso una nuova prevenzione: personale, pubblica e planetaria
Oggi prevenire non significa più soltanto fare sport, evitare il fumo o controllare la pressione. Significa anche vivere in un ambiente sano. La salute individuale dipende dalla salute collettiva, e la salute collettiva dipende dalla salute del pianeta. È una verità semplice, ma rivoluzionaria, che richiede nuove politiche, nuove ricerche e soprattutto nuove modalità di comunicazione, in grado di aiutare i cittadini a comprendere i rischi e a orientarsi tra informazioni complesse. Se il clima cambia, dobbiamo cambiare anche il nostro modo di prenderci cura della salute. E farlo insieme: istituzioni, comunità scientifica, operatori sanitari e cittadini. Perché, in fondo, proteggere il pianeta significa proteggere noi stessi perchè il clima e la salute sono strettamente correlati.







