
- Che cosa cerca il Pap Test
- Che cosa cerca invece l’HPV Test
- Perché cambia l’esame con l’età?
- E se l’HPV Test è positivo?
Pap Test e HPV Test vengono spesso nominati insieme, tanto da sembrare quasi due versioni dello stesso esame. In realtà cercano due cose diverse e vengono utilizzati in momenti diversi della vita.
Entrambi hanno però lo stesso obiettivo: individuare precocemente le condizioni che potrebbero portare allo sviluppo del tumore del collo dell’utero, una malattia strettamente legata all’infezione persistente da alcuni tipi di Papillomavirus umano, o HPV.
Che cosa cerca il Pap Test
Il Pap Test analizza le cellule prelevate dalla superficie del collo dell’utero per verificare se presentano alterazioni.
Non cerca quindi direttamente il virus HPV. Permette invece di osservare eventuali modificazioni cellulari che, in alcuni casi, possono rappresentare lesioni precancerose.
L’esame si effettua durante una visita ginecologica: attraverso lo speculum viene raggiunta la cervice e, con una piccola spatola o uno spazzolino, vengono raccolte alcune cellule da analizzare in laboratorio.
Nei programmi italiani di screening il Pap Test viene generalmente proposto ogni tre anni alle donne tra i 25 e i 29 anni.
Che cosa cerca invece l’HPV Test
L’HPV Test, chiamato anche HPV-DNA Test, risponde a una domanda diversa: nel campione prelevato sono presenti tipi di Papillomavirus considerati ad alto rischio oncogeno?
Il prelievo è molto simile a quello del Pap Test, ma cambia ciò che viene analizzato in laboratorio.
Un risultato positivo non significa avere un tumore e neppure che inevitabilmente se ne svilupperà uno. L’infezione da HPV è infatti molto comune e nella maggior parte dei casi viene eliminata spontaneamente dall’organismo. A richiedere maggiore attenzione è soprattutto la persistenza nel tempo di alcuni ceppi ad alto rischio.
Perché cambia l’esame con l’età?
Prima dei 30 anni le infezioni da HPV sono molto frequenti e spesso transitorie. Cercare sistematicamente il virus in questa fascia d’età potrebbe quindi far emergere moltissime infezioni destinate a scomparire spontaneamente, con il rischio di sottoporre le donne ad approfondimenti non necessari.
Per questo, nei programmi organizzati italiani, tra i 25 e i 29 anni viene generalmente utilizzato il Pap Test ogni tre anni.
Dai 30 ai 64 anni, invece, il test di riferimento è progressivamente diventato l’HPV Test, che in caso di risultato negativo viene ripetuto ogni cinque anni. Le modalità possono comunque presentare differenze tra le Regioni.
E se l’HPV Test è positivo?
È proprio qui che si vede quanto i due esami siano complementari. Quando l’HPV Test risulta positivo, il Pap Test può essere utilizzato come esame di completamento, o “triage”, per verificare se il virus ha già provocato modificazioni nelle cellule della cervice.
In base al risultato possono essere indicati controlli successivi oppure ulteriori approfondimenti, come la colposcopia.
Pap Test e HPV Test quindi non sono esami concorrenti e non bisogna scegliere autonomamente quale dei due effettuare più spesso. Fanno parte dello stesso percorso di prevenzione, costruito sulla base dell’età e dei risultati precedenti.
La vera protezione nasce soprattutto dalla regolarità: aderire allo screening quando si viene chiamate e non rimandare un controllo perché si sta bene. Gli screening, infatti, sono pensati proprio per individuare alterazioni quando ancora non provocano sintomi.







