
Dopo alcune settimane di stop si torna a correre, giocare a calcio o allenarsi con la stessa intensità di prima. Poco dopo compare un dolore all’inguine o nella parte bassa dell’addome. All’inizio si avverte soltanto durante lo sforzo; poi può presentarsi salendo le scale, alzandosi dal letto o dopo essere rimasti seduti a lungo.
La ripresa troppo rapida aumenta il carico su muscoli, tendini e articolazioni che hanno perso parte del loro adattamento. Scatti, cambi di direzione, calci, accelerazioni e torsioni sollecitano in particolare adduttori, muscoli addominali e zona pubica. Anche una ridotta mobilità dell’anca, una debolezza del tronco o carichi di allenamento non equilibrati possono contribuire.
Fermarsi qualche giorno può ridurre il dolore, ma se il fastidio ritorna puntualmente appena si ricomincia, non è prudente considerarlo una semplice contrattura.
Le diverse cause nascoste sotto il termine pubalgia
“Pubalgia” indica la sede del dolore, non una diagnosi unica. Il problema può coinvolgere i tendini degli adduttori, l’inserzione dei muscoli addominali, la sinfisi pubica, l’articolazione dell’anca o altre strutture della regione inguinale. Talvolta condizioni differenti sono presenti contemporaneamente.
Tra le possibili cause rientra anche la pubalgia atletica, spesso chiamata impropriamente “ernia dello sport”. Non è necessariamente presente un’ernia visibile: può trattarsi di una lesione o debolezza dei tessuti molli della parte bassa dell’addome o dell’inguine. Il dolore tende a migliorare con il riposo e a ricomparire con torsioni, scatti, addominali, colpi di tosse o ripresa dell’attività.
La localizzazione può offrire indicazioni, ma non basta per riconoscere la struttura interessata. Continuare ad allenarsi modificando inconsciamente il gesto atletico può inoltre trasferire il carico su anca, schiena o arto opposto.
Diagnosi e recupero senza forzare i tempi
Nelle prime fasi è opportuno ridurre le attività che provocano dolore. Il riposo, però, non coincide necessariamente con l’immobilità completa e non rappresenta da solo una soluzione se il problema continua a ripresentarsi.
La valutazione medica parte dalla storia del dolore e dall’esame dei movimenti dell’anca, della forza, della mobilità e dei gesti che provocano il sintomo. Quando necessario, ecografia, radiografia o risonanza magnetica possono aiutare a distinguere una sofferenza tendinea da un problema articolare o da altre condizioni.
Il percorso di recupero viene costruito sulla causa e può comprendere fisioterapia, lavoro progressivo sulla forza di adduttori, addominali e glutei, recupero della mobilità e correzione dei carichi. Tornare allo sport soltanto perché il dolore a riposo è scomparso può essere prematuro: conta anche la capacità di eseguire senza sintomi i movimenti specifici della propria disciplina.
Dolore improvviso e molto intenso, gonfiore, febbre, trauma importante, difficoltà a camminare o fastidio associato a disturbi addominali o genitali richiedono una valutazione tempestiva. Quando la pubalgia ritorna a ogni allenamento, il corpo non sta chiedendo soltanto una pausa: sta chiedendo di capire quale struttura non riesce più a sostenere il carico.








