Post-vacation blues: quando il malessere del rientro dura più del previsto

Ultimo aggiornamento: 18/09/2026

Le vacanze sono finite e, insieme alla valigia, sembra di avere riportato a casa irritabilità, stanchezza e una forte mancanza di motivazione. Il cosiddetto “post-vacation blues” descrive proprio il disagio che alcune persone sperimentano tornando alla quotidianità. Non è una diagnosi clinica, ma una reazione transitoria al cambiamento di ritmi, impegni e aspettative.

Durante le ferie si dorme, si mangia e si organizzano le giornate in modo diverso. Il ritorno impone spesso sveglie anticipate, responsabilità accumulate, traffico, scadenze e meno tempo personale. Lo scarto può essere ancora più evidente se le vacanze hanno rappresentato una pausa da un lavoro vissuto con fatica o da una routine già poco soddisfacente.

Nei primi giorni è quindi possibile sentirsi svogliati, distratti o malinconici. Anche il sonno può risentire del cambiamento, soprattutto dopo viaggi con fuso orario o settimane trascorse andando a letto più tardi.

Quando non si tratta più soltanto di nostalgia

Il malessere da rientro dovrebbe attenuarsi gradualmente con il recupero delle abitudini. È importante, invece, non minimizzarlo quando persiste, diventa più intenso o compromette concretamente il lavoro, le relazioni e la cura di sé.

Segnali da osservare sono tristezza presente per gran parte della giornata, perdita di interesse per attività prima piacevoli, difficoltà marcata a concentrarsi, alterazioni significative del sonno o dell’appetito, senso di inutilità, ansia continua e mancanza di energia che non migliora con il riposo.

La durata, da sola, non permette una diagnosi, ma rappresenta un’informazione importante. Nella depressione, umore depresso o perdita di interesse sono presenti per la maggior parte del tempo per almeno due settimane e interferiscono con la vita quotidiana.

Se compaiono pensieri di morte, autolesionismo o la sensazione di non riuscire a restare al sicuro, occorre chiedere immediatamente aiuto ai servizi di emergenza o a una persona di fiducia.

Recuperare gradualmente equilibrio e benessere

Pretendere di tornare immediatamente produttivi al cento per cento può aumentare la pressione. Quando possibile, è utile riprendere gli impegni per priorità, lasciare qualche spazio libero nei primi giorni e ristabilire orari regolari per sonno e pasti.

Il movimento, l’esposizione alla luce naturale, il contatto con le persone e la programmazione di piccole attività piacevoli possono aiutare a ricostruire una continuità tra vacanza e quotidianità. Non serve tentare di “prolungare le ferie”, ma evitare che il rientro cancelli completamente riposo, interessi e relazioni.

Se la fatica resta intensa, parlarne con il medico o con uno psicologo permette di comprendere se ci si trova davanti a una difficoltà temporanea, a un sovraccarico lavorativo o a un disturbo che richiede un sostegno specifico. A volte il rientro non crea il malessere: rende semplicemente più visibile qualcosa che era già presente. Riconoscerlo non significa essere deboli, ma iniziare a prendersene cura.



Articolo a cura di:

Daniela Zepponi

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